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Criptomonete protagoniste della V direttiva

Le nuove norme si concentrano su trust e valute virtuali

27/08/2018

Nuovi obblighi e nuovi obbligati. Con la quinta direttiva europea, che l’Italia dovrà recepire entro il 10 gennaio 2020, oltre alle carte prepagate anonime e il contante nel pagamento di opere d’arte finiscono sotto la lente d’ingrandimento soprattutto le valute virtuali che necessitano di un’urgente regolamentazione.

Non solo, con la 2018/843 l’Ue sottopone al dovere di ottemperare alle normative antiriciclaggio i prestatori di servizi legati al cambio tra divise criptiche e valute con corso forzoso e ai professionisti dei portafogli virtuali, cioè coloro che forniscono ai clienti chiavi crittografate per trasferire le monete alla stregua di bitcoin.

Prima di tutto, però, la nuova regolamentazione vuole fornire, finalmente, una definizione di valuta virtuale che viene descritta come “rappresentazione di valore digitale che non è emessa o garantita da una banca centrale o da un ente pubblico, non è necessariamente legata a una valuta legalmente istituita, non possiede lo status giuridico di valuta o moneta, ma è accettata da persone fisiche e giuridiche come mezzo di scambio e può essere trasferita, memorizzata e scambiata elettronicamente”.

La quinta direttiva è molto specifica e severa anche per gli operatori dell’arte, nell’ambito di transazioni oltre i diecimila euro, dei consulenti fiscali e degli agenti immobiliari.

La vera rivoluzione, però, riguarda trust e titolari effettivi per cui le autorità devono avere la possibilità di accedere alle informazioni. Per le carte prepagate, invece, si abbassa la soglia da 250 a 150 euro per effettuazione dell’adeguata verifica.

 

 


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