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Addio allo stipendio in contanti

I datori di lavoro sono obbligati ad accreditare i salari attraverso strumenti di pagamento tracciabili

24/07/2018

Niente più buste paga in contanti. Dallo scorso primo luglio i datori di lavoro saranno obbligati a retribuire i compensi dei propri collaboratori solo attraverso mezzi di pagamento tracciabili anche se lo stipendio è al di sotto della soglia massima per la circolazione del contante, ovvero tremila euro.

La normativa riguarderà rapporti di lavoro a tempo determinato, indeterminato e di collaborazione coordinata e continuativa, mentre quelli occasionali, quelli instaurati con le pubbliche amministrazioni e i servizi familiari e domestici sono esclusi.

Inoltre  dovesse mancare la prova del pagamento la sottoscrizione della busta paga non è sufficiente a dimostrare ll'avvenuto pagamento. L’intento della normativa è di rendere più trasparente il rapporto tra dipendenti e datore di lavoro.

Per quanto riguarda il contante, le norme antiriciclaggio vietano trasferimenti in moneta oltre 2.999,99 euro, mentre le transazioni fino a 9.999,99 euro sono consentite per le prestazioni effettuate dai commercianti verso turisti e viaggiatori extracomunitari previa comunicazione preventiva alle Entrate indicando gli estremi del conto corrente su cui verserà il denaro ricevuto e acquisendo copia del passaporto del  turista straniero.

Per le pensioni, invece, dal 2012 gli importi mensili oltre le mille euro devono essere accreditate su un conto corrente bancario o postale, su un libretto postale o su una carta prepagata. No all’espatrio o al rimpatrio con addosso oltre diecimila euro liquidi.

 


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