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Le autorità fiscali possono accedere ai dati antiriciclaggio

I dati raccolti con l'adeguata verifica potranno essere utilizzati anche a fini tributari

12/06/2018

Le nuove norme sull’adeguata verifica fiscale vanno a intrecciarsi con quelle antiriciclaggio al fine di migliorare lo scambio d’informazioni. Questo nuovo sistema di interazione va a creare un meccanismo di forte interazione tra le amministrazioni finanziarie dei vari Paesi membri che, così, possono potenziare le loro armi nella lotta al riciclaggio.

Nello specifico, anche l’amministrazione finanziaria potrà attingere al nuovo Registro delle imprese per ottenere dati e informazioni relativi a titolari effettivi, società e trust.

I dati acquisiti durante l’adeguata verifica, dunque a fini antiriciclaggio, potranno quindi essere utilizzati anche a fini fiscali. Così vogliono gli standard internazionali che la IV direttiva ha inserito nei suoi dettami in Italia ormai recepiti dalla 90/2017, niente più che l’aggiornamento della vecchia 231/07.

In quest’ottica la concessione delle informazioni che la Gdf o la polizia valutaria hanno raccolto in sede ispettiva antiriciclaggio acquista senso anche a fini fiscali. D’ora in avanti, grazie all’utilizzabilità di tutte le informazioni antiriciclaggio, l’interazione tra l’ambito fiscale e quello a prevenzione del reimpiego dei capitali sarà più efficace. Così la Guardia di Finanza, per esempio, potrà servirsi delle informazioni Aml per controlli fiscali e viceversa, senza dover avviare un ulteriore procedimento.


È il Dlgs 60/2018 a consentire alle autorità fiscali l’accesso ai documenti, ai dati e alle informazioni acquisiti dai soggetti obbligati all’adeguata verifica anche nell’ottica di una cooperazione di assistenza amministrativa internazionale.

 

 


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