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Autoriciclaggio se il datore taglia le buste paga

La Cassazione sancisce che l'imprenditore che impone buste paga piĆ¹ magre dello stabilito deve rispondere di estorsione e autoriciclaggio

24/07/2018

Il datore di lavoro che impone ai dipendenti buste paga d’importo inferiore a quello contrattuale, magari a orari di lavoro superiori a quelli concordati saranno tacciati non solo di estorsione, ma anche di autoriciclaggio insieme ala società. Lo sancisce la Corte di cassazione con la sentenza 25979/2018 nell’ambito di un procedimento nei confronti di una srl.

Il tribunale parla di dissimulazione, ovvero  diventano reati penali “le condotte di sostituzione che avvengano attraverso la reimmissione nel circuito economico-finanziario ovvero imprenditoriale del denaro o dei beni di provenienza illecita finalizzate a conseguire un concreto effetto dissimulatorio che sostanzia il quid pluris che differenzia la condotta di godimento personale, insuscettibile di sanzione, dall’occultamento del profitto illecito penalmente rilevante”.

Quindi, nel caso specifico della sentenza, se il datore di lavoro recupera liquidità attraverso estorsione a danno dei propri dipendenti non pagando loro la quattordicesima, si può parlare di autoriciclaggio poiché le somme destinate ai lavoratori vengono reimmessi nel circuito aziendale sotto altre voci.

La Cassazione  ricorda per essere autoriciclaggio non è necessario per forza un trasferimento fittizio dei proventi del reato presupposto a un terzo. 


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