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Bruxelles mette in guardia dalle monete virtuali

Anche Bruxelles mette in guardia dalle innumerevoli divise criptiche che, con l'anonimato, coadiuvano il terrorismo

16/08/2019

Se la Dna, la Direziona nazionale antimafia e antiterrorismo, ha manifestato tutta la sua preoccupazione sull’estendersi dell’utilizzo delle valute virtuali, da meno non è la Commissione europea che lo scorso 24 luglio ha pubblicato un documento in cui, in poco meno di 300 pagine, spiega i motivi per cui le criptodivise siano strumenti ad altissimo rischio.

In primis la natura tecnica di questi strumenti che punta tutta sull’anonimato coadiuva l’attività di trasferimento di denaro dei terroristi che possono finanziare le varie cellule con poco difficoltà e ridotte possibilità di essere rintracciati.

Bruxelles rende noto che le monete virtuali attualmente in circolo sono 2426 con oltre 40 milioni di portafogli digitali. Persino gli Atm, i punti di cambio delle valute criptiche e di ritiro contanti sono cresciuti a quota 5361.

Alcuni governi, tra cui quello britannico che ha necessità di fare cassa, non si arrendono di fronte al fenomeno e, come nel caso della Gran Bretagna, vogliono arrivare al bandolo della matassa ovvero all’identità degli evasori fiscali. Per questo l’Autorità fiscale britannica ha già inviato una serie di lettere a tre importanti società di trading, Coinbase, eToro e Cex.Io, per ottenere i nomi dei clienti che sono riusciti a scappare alle maglie del fisco.


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