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Riciclaggio, dalla Commissione Europea richieste sanzioni per Austria, Olanda e Belgio

Vienna e Amsterdam non hanno ancora aggiornato le loro legislazioni e per questo la Commissione Europea le ha deferite alla Corte di giustizia. Altri paesi europei sono sotto osservazione

07/07/2020

Non hanno recepito integralmente la quarta direttiva antiriciclaggio (AMLD4) nella propria legislazione nazionale: per questo motivo la Commissione europea ha deferito l'Austria, il Belgio e i Paesi Bassi alla Corte di giustizia dell'Unione, con una contestuale richiesta di sanzioni. Il vicepresidente esecutivo, Valdis Dombrovskis, ha spiegato in tal senso che l'UE ha "in vigore norme severe, ma devono essere applicate in modo coerente ed efficiente. Faremo in modo che tutti, sia nel settore privato che in quello pubblico, applichino le regole in maniera rigorosa. Abbiamo avviato numerose procedure d'infrazione per garantire il pieno recepimento e l'applicazione delle nostre norme". Per la precisione, la Commissione ritiene che "la Quarta direttiva antiriciclaggio non è stata recepita integralmente nel diritto nazionale" di Austria, Belgio e Paesi Bassi. Per Vienna il problema è relativo alle leggi su scommesse e gioco d'azzardo. L'Olanda, invece, non ha fatto abbastanza per rendere più trasparenti le informazioni da fornire sulla titolarità effettiva delle società e di altri soggetti giuridici. Il Belgio, infine, è sotto accusa per i meccanismi di scambio dei documenti e delle informazioni da parte delle unità di informazione finanziaria. In tutti questi casi, Bruxelles ravvede lacune che potrebbero favorire il riciclaggio di denaro sporco. Entro il 26 giugno 2017 tutti gli Stati europei erano chiamati ad attuare le norme ma al momento sono 8 gli Stati oggetto di procedure di infrazione per il recepimento parziale della legge. Se non procedono entro tre mesi ad attuare integralmente l'ultima direttiva UE antiriciclaggio rischiano di finire davanti alla Corte UE anche Italia, Danimarca e Repubblica Ceca. Dopo una valutazione delle misure nazionali, la Commissione ha infatti inviato pareri motivati (seconda fase delle procedure di infrazione) ai tre paesi, concludendo che diverse disposizioni della direttiva non sono state completamente recepite. Attualmente esistono procedure di infrazione aperte sul recepimento parziale della legge nei confronti di otto Stati membri: tre hanno ricevuto pareri motivati, i procedimenti contro due Stati sono pendenti davanti alla Corte e oggi la Commissione ha deciso di deferire altri tre Stati alla Corte europea. Comunicato Stampa: https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/IP_20_1228
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