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Danske Bank: una piovra da 4mila miliardi

Altro che 200 miliardi di euro: il caso Danske Bank scoperchia un giro di riciclaggio a dodici zeri che transita per le Slp scozzesi

05/10/2018

Immaginarsi una cifra come 200 miliardi di euro non è immediato, figuriamoci figurarsi un ammontare di denaro come 4mila miliardi. Eppure si sospetta che attraverso la Danske Bank siano stati riciclati proprio tra i 2mila e i 4mila miliardi di euro, dieci volte di più di quanto inizialmente stimato. Numeri da mozzare il fiato e che lo studio legale Bruun & Hjejle, che si occupa del caso, avrebbe fatto emergere analizzando meglio la situazione.

Dal 2007 al 2015 i clienti stranieri delle filiali estoni dell’istituto danese avrebbero movimentato  200 miliardi. Tuttavia, come ben piega “Il Sole 24 ore”, se nel 2007 solo il 5% dei depositi dei non residenti era sotto il controllo della Danske Bank e nel 2013 ancora solo il 9%, pensiamo che fiume di denaro può essere transitato da tutti gli altri istituti baltici. Una portata, appunto, che potrebbe aggirarsi intorno ai 4mila miliardi di euro.

Si può dire con certezza, quindi, che lo scandalo legato alla prima banca della Danimarca abbia scoperchiato un vero e proprio vaso di Pandora da cui si diramano i bracci tentacolari di una piovra di società sparse per tutto il mondo. Non a caso, il Dipartimento di giustizia americano avrebbe già aperto uno’indagine penale nei confronti della Danske e lo stesso avrebbe fatto anche la National crime agency britannica. Sì, perché la stragrande maggioranza della famosa clientela “non residente” avrebbe passaporto UK. Ovviamente, ad essere coinvolte sono per lo più persone giuridiche che hanno visto nella Scozia l’opportunità di camuffarsi per bene. Almeno finora.

Molte delle società che avrebbero fatto transitare tutta quella mole di capitali avrebbe sede legale proprio a Glasgow, in un punto vendita della Mail Boxes Etc. Nessun ufficio, ça va sans dire, ma semplici caselle postali cui farebbero riferimento circa 800 Slp, Scottish limited partnership. Si tratta di veicoli societari complessi, nati all’inizio del secolo scorso per tutelare i proprietari terrieri scozzesi e poi scoperti dai riciclatori dell’est Europa. Tali strutture, fino alla riforma dell’anno scorso, non per forza dovevano rispondere a residenti del Regno Unito e, in più, erano esenti dall’obbligo di deposito bilanci o di comunicazioni varie relative ai titolari effettivi. Niente di meglio, quindi, per ripulire grandi quantità di liquidi di provenienza illecita tanto che, nell’ultimo decennio, sono state registrate oltre 16mila Slp.

La riforma scozzese dell’anno scorso ha messo freno a questo fenomeno ed ora l’attenzione dei faccendieri è stata spostata verso Irlanda e Lussemburgo, dove è ancora possibile costituire società alla stregua della Slp.

Tecnicismi a parte, il caso Danske Bank mostra quanto ancora ci sia di occulto e torbido a livello finanziario in Europa, laddove le regole antiriciclaggio dovrebbero ormai essere uniformi impedendo ad alcuni Paesi, addirittura membri come l’Irlanda, di costituire escamotage societari che invitino a ripulire denaro.


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