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Diversi Paesi africani chiedono di essere cancellati dalle blacklists dell'UE

Alcune nazioni appartenenti al continente africano stanno facendo pressione nei confronti della Commissione europea per far in modo di essere rimosse dalle cosiddette "blacklist", formate da quei paesi che si ritiene a livello internazionale non cooperino nella lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo.

08/09/2020

La decisione dell'UE sull'opportunità di rimuovere i Paesi dalle liste dovrebbe essere presa in ottobre. Rientrare in una di queste liste comporta per le banche una due diligence rafforzata in particolar modo sui flussi finanziari che coinvolgono tali Paesi e la possibilità per le società del luogo di non poter usufruire dei finanziamenti europei. La creazione di queste liste è stata sicuramente motivo di discussione nelle relazioni UE-Africa per diversi anni. Il governo del Botswana afferma di aver presentato un rapporto alla Financial Action Task Force (FATF) alla fine di febbraio 2020. Tuttavia, la revisione prevista per marzo 2020 è stata annullata a causa della pandemia di coronavirus e rinviata ad aprile 2021. Inoltre, il Piano d'azione correttivo concordato dalle due parti, valido fino alla fine di dicembre 2020, è stato prorogato ad aprile 2021. Mentre la Repubblica di Mauritius all'inizio dell'anno ha ricevuto un avvertimento riguardo al rischio di una sanzione per il fallimento delle sue banche nell'affrontare il problema del finanziamento del terrorismo. L'African Caribbean and Pacific community (ACP) aveva già obiettato a riguardo, descrivendo il processo di inserimento nell'elenco come "unilaterale e discriminatorio". Per essere rimossi dalla lista, come è stato fatto per l'Etiopia e la Tunisia all'inizio di quest'anno, i governi devono conformarsi alle norme antiriciclaggio dell'UE e rendere pubblicamente disponibili le informazioni sui titolari effettivi di società e trust.
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