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Le criptovalute assecondano il riciclaggio

In un rapporto la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo esprime preoccupazione sulla natura e l'utilizzo delle divise criptiche

16/08/2019

Tanto si è fatto, negli ultimi anni, per estinguere i paradisi fiscali sparsi per il mondo ed ora ci si ritrova punto e a capo a dover fare i conti con una nuova realtà: quella virtuale.

Sì perché, se non ci sono più Svizzera o Lussemburgo che tengano per accontentare le brame degli evasori, ora c’è Internet. Come evidenzia un rapporto della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, la nuova frontiera per celare e riciclare i proventi di natura illecita è quella delle criptovalute. Bitcoin e le sue sorelle non farebbero altro, a detta della Procura nazionale guidata da Federico Cafiero de Raho, che asservire agli scopi delle mafie e dei terroristi.

Il fatto è che questi sistemi di pagamento si basano su una raffinata tecnologia, quella della blockchain, che consente una forte decentralizzazione e che permette transazioni riconducibili non solo a Nazioni diverse ma addirittura ad account differenti seppur legati ad una stessa persona garantendone l’anonimato.

Alla luce di questa analisi non stupisce che sia proprio la bitcoin la moneta maggiormente impiegata per scambiare sul darkweb.

La Dna, nel rapporto pubblicato a fine luglio, ma aggiornato al 2018, esprime tutta la sua ansia nei confronti dell’estensione dell’utilizzo di questa tipologia di divise le quali si stanno rivelando braccio destro delle criminalità organizzate per far circolare il capitale frutto di illeciti nel circuito economico.


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