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Sagnalanti tutelati

La legge antiriciclaggio garantisce la protezione dell'identità di chi segnala al pari dei collaboratori di giustizia

12/05/2019

Spesso i giornalisti, e la stampa in generale, pur di rastrellare odience vengono meno al loro dovere di servizio pubblico. È vero che l’informazione più è completa, più è attendibile, però bisogna fare attenzione quando si sceglie di pubblicare, fra le righe, le generalità di alcune persone. Per esempio quelle di informatori, collaboratori di giustizia e, non per ultime, quelle delle persone soggette a obbligo di adeguata verifica e di segnalazione di operazione sospetta.

Come ben spiega il Professor Valerio Vallefuoco in un articolo de “Il Sole 24 ore”, la normativa antiriciclaggio si premura di tutelare tutti coloro che sono sottoposti all’onere di due diligence e garantisce che le cosiddette sos non violano alcuna restrizione data dalle nuove leggi sulla privacy o dal GDPR.

Anzi, secondo quanto previsto dall’articolo 38  della vecchia 231/07, il segnalante è tutelato poiché tutti i soggetti obbligati, nonché gli organismi dedicati alla prevenzione del riciclaggio, sono premuniti di tutti gli strumenti per garantire l’anonimato delle persone che si prodigano a segnalare. Segretezza che viene assicurata persino dall’autorità giudiziaria che non può inserire l’identità del segnalante nemmeno nel fascicolo del pm né in quello del dibattimento.

A suggellare la salvaguardia delle persone che effettuano le sos è una norma che punisce con l’arresto, da sei mesi a un anno, tutti coloro che vengono meno al divieto di comunicazione di operazioni sospette che avviene, principalmente, in due casi: la rivelazione di compiuta segnalazione di operazione sospetta, da parte di chi ne sia a conoscenza, al cliente coinvolto o a terzi, e i dettagli sugli approfondimenti avviati dagli organi dedicati.

Sanzioni esclusivamente amministrative, invece, sono imposte in caso di omessa segnalazione, ma si cade nel penale se la quest’ultima viene divulgata.

Col recepimento della IV direttiva, attraverso la 90/17, per la vioalzione del divieto di divulgazione delle segnalazioni il legislatore si è, invece, reso più severo imponendo che la sanzione penale non possa estinguersi con il pagamento sostitutivo di un’ammenda.


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