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Bitcoin e riciclaggio a bracetto

Chi offre servizi in moneta criptica non รจ soggetto ad alcun obbligo antiriciclaggio

04/12/2017

Il successo di bitcoin, parliamoci chiaro, non risiede tanto nella sua virtualità, ma nel vantaggio di garantire l’anonimato e, di conseguenza, di celare operazioni poco trasparenti. La cripto moneta è uno degli espedienti più comodi per riciclare denaro tanto che già nel 2014 il Gafi aveva lanciato l’allarme descrivendo questo genere di divise un nuovo e potente strumento per criminali, terroristi e compagnia bella per far circolare e conservare fondi illeciti.

Il paradosso è che i conti correnti bitcoin non sono altro che indirizzi senza possibilità di identificazione, addirittura senza server, e chi offre questo servizio non è soggetto ad alcun obbligo antiriciclaggio, sia esso di identificazione, adeguata verifica o registrazione dati. Chiunque può acquistare bitcoin semplicemente scaricando un software che consente di ricevere e memorizzare credito in valuta virtuale.

In questo scenario i delinquenti ci sguazzano. Un esempio riportato dal Gafi riguarda un terrorista condannato a 11 anni nel 2015 da un tribunale statunitense per aver istruito seguaci dell’Isis, tramite Twitter, su come gestire i bitcoin per celare i fondi criminali. E questo non è un caso isolato.

In Italia, come sottolinea la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, le potenzialità di bitcoin sarebbero già state scoperte dalla ‘ndrangheta. Nonostante grazie a un nuovo avviso Interpol sia possibile condividere informazioni tra vari Paesi e richiedere assistenza giudiziaria, urge elaborare una regolamentazione per combattere l’anarchia che caratterizza bitcoin.

 


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